Pubblicato da: Francesca | 30 dicembre, 2007

Intervista a Jack Bender

Nicola Voltolin ha realizzato un video come supporto visivo alla sua tesi di laurea dal  titolo “Lost. Una versione audiovisiva del romanzo d’appendice”

Il giornale “L’Arena di Verona” pubblica una sua intervista al produttore esecutivo di Lost, Jack Bender.

Dopo il continua l’intervista e il video realizzati da Nicola.

La serie non continuerà per sempre ma avrà una sua conclusione programmata «Lost» è prima di tutto un grande romanzo

Un disastro aereo, quarantotto superstiti, un’isola (forse) deserta ed una massiccia quantità di misteri, irrisolti e spesso irresolubili. Tutto questo è «Lost», serie televisiva statunitense capace di generare ascolti da record in tutto il mondo, seguitissima sul web e soprattutto in grado di invadere l’immaginario collettivo sapendosi erigere a vero e proprio fenomeno di cultura popolare del nuovo millennio. Una serie che pur affondando saldamente le proprie radici all’interno della storia della serialità televisiva, riesce in qualche modo a rivoluzionarne il linguaggio e contribuisce in maniera diretta a quel processo di rivalutazione recentemente in atto nei confronti di questa forma di narrazione. La serie fonda il proprio sviluppo sulla continuazione del racconto sfruttando sagacemente quel «to be continued» che tanta presa può avere sullo spettatore. Forse «Lost» è rivoluzionaria proprio per questo, non una serie televisiva ma un grande racconto in forma episodica, una sorta di versione, riveduta, corretta ed audiovisiva, del feuilleton ottocentesco.
Ne abbiamo parlato con Jack Bender, regista e produttore esecutivo di Lost (in onda ogni lunedì su RaiDue dalle 21,05).

 Come nasce una serie di successo planetario come «Lost»?

«Lost» è stata originariamente concepita da Lloyd Braun che all’epoca, nel 2004, era a capo della divisione drama della ABC (network televisivo statunitense che trasmette «Lost», ndr). Lloyd ebbe un’idea per uno show che in qualche modo incorporasse gli elementi e lo spirito del reality show «Survivor», senza fotocopiare quel tipo di programma ma piuttosto chiedendosi quali fossero gli elementi in grado di catturare l’attenzione degli spettatori. Venne scritto un primo script ma non funzionò. Lloyd decise di non abbandonare il progetto e per questo si mise in contatto con J.J. Abrams, già creatore di «Alias» e «Felicity». Abrams riflesse sull’offerta di Braun, propose una propria visione della serie, ma disse fin da subito che non era intenzionato ad occuparsi da solo del progetto visti i suoi altri impegni cinematografici e televisivi. Il network (l’ABC) e gli studios (Disney) proposero la figura di Damon Lindelof. Damon portò le proprie idee per lo show che andarono ad incastrarsi perfettamente con le idee di Abrams. Scrissero un primo script, molto velocemente, in quanto l’inizio della stagione tv era prossimo. E’ stato dunque scritto velocemente, il casting è stato fatto velocemente, il pilota girato velocemente ed il risultato fu eccelso. All’epoca ABC comunque non sapeva cosa fare di «Lost». Era, fin dal suo episodio 0, una serie molto differente dalle altre. Non sapevano se sarebbe stata una serie di film, magari quattro lungometraggi sparsi lungo la stagione televisiva. J.J. e Damon proposero un progetto a lungo termine per la serie, come sarebbe stata, come sarebbe diventata, la sua struttura a flashback e molti altri particolari. Il progetto, un po’ follemente, venne accettato ed il resto è storia. 

Cosa l’ha affascinata maggiormente di «Lost» e cosa l’ha spinta ad entrare in questo progetto?

La cosa che più mi affascinò quando mi chiesero di far parte nel team creativo di «Lost», nelle vesti di responsabile della regia della serie, al di là della serie stessa e della sua incredibile forza narrativa, furono gli attori. Non solo gli incredibili personaggi che Damon e J.J. scrissero, ma la bontà del casting e degli attori scritturati. Il multi-etnico, variegato, eccellente cast di «Lost» costituisce un gruppo di attori che credo non si sia mai visto nella storia della televisione. Avevo la voglia, non solo di vedere quei personaggi, ma anche di lavorare con loro.

Crede che tra le ragioni del successo della serie ci sia in qualche modo la capacità di saper offrire una visione della società moderna?

Per certi versi il nostro è stato lo show giusto al momento giusto. Nella società americana, quella del post 9/11, il messaggio della nostra serie può essere: «Come convivere all’interno di un gruppo sociale composto da persone che non si conoscono». I personaggi della serie sono impegnati nella ricostruzione di una nuova socialità dopo una catastrofe portandosi appresso i propri bagagli dal passato, le proprie credenze, le proprie vite. Forse anche la nostra società, in questo momento, vive all’interno di un’ isola.

«Lost» è considerata da tutti una serie rivoluzionaria. Vista la struttura estremamente serializzata della propria narrazione, crede che possa essere considerata rivoluzionaria in quanto, prima di tutto, un grande ritorno al passato? 

Sono d’accordo. «Lost» è prima di tutto un grande racconto, un immenso romanzo che, fortunatamente, tutto il mondo sta leggendo. Ogni stagione della serie è un libro di questo grande romanzo ed ogni episodio ne costituisce un capitolo. Gli autori hanno da sempre manifestato il desiderio di articolare la storia, come in qualsiasi romanzo, attraverso un inizio, uno sviluppo ed una fine. Vediamo la serie come un romanzo e quindi non continuerà per sempre ma avrà una sua fine. Una conclusione programmata, a differenza della maggior parte delle serie televisive statunitensi dove la chiusura del racconto viene determinata, senza preavviso, da un eventuale insuccesso in termini di dati d’ascolto. Per questo quasi tutte le serie oggi mantengono una struttura autoconclusiva. Ma la storia di «Lost» è diversa. La storia di questi personaggi, come sono arrivati sull’isola, come cercano la sopravvivenza e di come questi elementi si fondano e si intrecciano con il loro passato, con il loro presente e, forse, con il loro futuro, tutto questo fa parte di una grande storia che viene raccontata in questo grande romanzo intitolato «Lost». 

Fonte: [Paolo Marzola Blog


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