Pubblicato da: pitahpetorelli | 28 aprile, 2008

Intervista (senza spoiler) a Carlton Cuse e Damon Lindelof

Non capita spesso, ma Carlton Cuse e Damon Lindelof sono finalmente riusciti a rilasciare un’intervista completamente priva di spoiler e che quindi possiamo proporvi anche in questa sezione del blog.

L’intervista è stata pubblicata nel sito web del settimanale “A.V. Club” (supplemento al celebre quotidiano satirico “The Onion“) il 23 aprile, cioè prima della trasmissione dell’ultimo episodio, “The Shape of Things to Come.” L’intervista è stata inoltre condotta prima che venisse resa ufficiale la notizia del finale diviso in tre episodi

Ve la proponiamo di seguito nella sua interezza, e completamente tradotta in italiano.

Lost, la serie cult della ABC, non fu né un’idea di Damon Lindelof né di Carlton Cuse, e i due non si erano mai incontrati prima che il network e il produttore J.J. Abrams affidassero loro l’incarico (rispettivamente) di head writer (sceneggiatore capo) e showrunner. Ma sebbene siano in molti ad aver contribuito alla creazione di Lost – da Abrams alla ABC, passando per il regista, Jack Bender, – i fan, quando vogliono lamentarsi della trama incerta o delle spiegazioni scientificamente implausibili di quanto accade sull’Isola, danno sempre la colpa a Lindelof e Cuse. I due hanno accettato il ruolo, hanno trasmesso podcast, hanno partecipato insieme al Comic-Con, e hanno fatto il possibile per rispondere alle domande degli spettatori più curiosi senza svelare troppo. In seguito al gran finale della terza stagione di Lost e a un inizio perfino più forte della quarta (all’incirca un paio di episodi), Lindelof e Cuse raccontano all’A.V. Club come hanno ideato la parte finale di questa stagione (che verrà trasmessa a partire da giovedì 24 aprile), come, nell’era dei Blog, hanno saputo scrivere una serie a portata di internauta, e della possibilità che i fan abbiano frainteso la natura di Lost.

(Due note. Al momento della seguente intervista, Lindelof e Cuse stavano scrivendo un finale di due ore in due parti. A differenza di allora, adesso il finale, seppur sempre in tre parti, sarà di tre ore. Inoltre l’intervista non contiene spoiler, ma solo informazioni inerenti a episodi già trasmessi.)

A.V. Club: Avete già finito di scrivere il finale?

Carloton Cuse: Stavamo giusto pianificando il fine settimana, perché siamo rimasti chiusi in ufficio a lavorare ogni giorno fino a tardi. È come scrivere un lungometraggio in due settimane.

AVC: Sarà un episodio di due ore?

Damon Lindelof: Quest’anno verrà trasmesso in due ore separate, perchè Grey’s Anatomy ha un finale di due ore che andrà in onda il 22 Maggio dalle 20 alle 22, perciò la seconda ora del nostro finale andrà in onda dalle 22 alle 23. La prima ora andrà in onda la settimana prima. Verrà trasmesso come l’episodio pilota, che è stato girato come un’unica puntata da due ore ma è stato diviso in due parti.

AVC: Il che significa che dovrete pensare anche a come far finire la prima ora, giusto? Pensate a un finale shock?

DL: Lo facciamo sempre con i finali di due ore. Speriamo che la prima ora finisca con un certo grado di suspense, perchè, che ci crediate o meno, per quanto riguarda gli ascolti, i nostri finali da due ore guadagnano spettatori ogni trenta minuti. Dobbiamo ideare la seconda ora come se vi foste sintonizzati sullo show per la prima volta.

CC: In pratica sì, perchè non si sai mai, qualcuno potrebbe sintonizzarsi su Lost per la prima volta.

AVC: Sapevate cosa sarebbe successo anche prima di iniziare a scrivere il finale? Lo sapevate, per esempio, tre anni fa?

CC: Non abbiamo una tabella di marcia così dettagliata, ma sapevamo, tanto per capirci, che quest’anno ci saremmo spostati da Denver a Kansas City.

DL: Ma ci si è rotta la macchina per circa cento giorni, e ci siamo dovuti arrivare al doppio della velocità. [Ride]

CC: [Ride] Diciamo che avevamo programmato di deviare passando per zone più rurali, ma alla fine abbiamo preso l’autostrada. Gli episodi dopo lo sciopero degli sceneggiatori sono stati una vera sfida, perchè le otto ore che avevamo a disposizione sono diventate cinque.

DL: In pratica il team degli sceneggiatori si è rinchiuso in una stanza nel periodo tra San Valentino e la metà di Marzo, e in cinque settimane abbiamo scritto l’ossatura delle cinque ore di show che produrremo. Poi uno di noi iniziava a scrivere e gli altri lo aiutavano. Allora abbiamo finito di scrivere le due ore del finale appena una settimana fa, e ci siamo spartiti le scene. Io e Carlton siamo rimasti a lavorare fino alle 2 del mattino per montare la prima ora, e adesso tocca alla seconda.

AVC: Scrivete a Los Angeles?

DL: Sì.

CC: Usiamo gli studi della Disney, dove scriviamo le storie, gli script, facciamo i casting e la post-produzione dello show. Le riprese si fanno sull’isola di O’ahu, ma il resto del lavoro lo facciamo qui, a Burbank.

AVC: In questo momento stanno girando alle Hawaii senza di voi?

CC: Certo. Ci sono diverse troupe contemporaneamente.

DL: Filmeranno fino alla prima settimana di Maggio.

AVC: Avete detto di aver cambiato la tabella di marcia. Di recente, in un’intervista, avete detto entrambi che la pausa forzata dovuta allo sciopero è stata in qualche modo positiva, perchè vi ha dato modo di riflettere sul lavoro già completato e su quanto rimaneva da fare. Cosa credete abbia funzionato fino a ora in questa stagione? Ci sono cose di cui non siete soddisfatti?

CC: Be’, credo che la cosa che più ci preoccupava fosse come sarebbero stati accolti i flashforward. Senza lo sciopero, all’inizio della programmazione della serie avremmo scritto il finale, e avremmo portato avanti l’idea dei flashforward senza un riscontro da parte del pubblico. Perciò la cosa più gratificante è stata che lo sciopero ci ha permesso di vedere la risposta del pubblico ad alcuni episodi prima di scrivere gli ultimi cinque. Il fatto che i flashforward abbiano appassionato gli ascoltatori ci ha fatto piacere, ma ci ha anche sollevato.

DL: Eravamo parecchio nervosi. Ci piaceva l’idea che i flashforward liberassero lo show da ciò che era e lo proiettassero in una nuova dimensione. Benché prima i flashback fossero una tecnica narrativa emozionante – per esempio “Qui è quando Sawyer diventa un truffatore, qui è quando Jack non copre suo padre e lo fa cacciare dall’ospedale, qui è quando Kate rapina la banca” –, a livello di trama, non erano complicati. Erano un appiglio per gli spettatori, a prescindere dalle stravaganze dell’isola. I flashforward sono l’esatto opposto. Quando vedete Sayid, nel futuro, che fa il sicario per Ben, la trama si complica. Così come quando Hurley incontra Matthew Abaddon. Pensate solo alla time-line dello show. Il pubblico doveva scoprire che alla fine della terza stagione aveva visto un flashforward, con Jack barbuto e impasticcato che gridava a Kate che dovevano tornare indietro. Ma il Jack che si vede all’inizio della quarta stagione non è ancora arrivato a quel punto. Il meccanismo narrativo dei flashforward è complesso, e ce ne stavamo seduti in sala montaggio a pensare, “Merda, abbiamo fatto un errore madornale”.

AVC: Prestate molta attenzione alla reazione del pubblico e della critica? In qualche modo vi condiziona?

CC: In un certo senso sì, ma in modo parecchio filtrato. Non andiamo sui forum a leggere tutti i commenti. Sembra che chi scrive nei forum presti troppa attenzione alla mitologia, mentre il nostro è uno show più incentrato sui personaggi. La cosa che curiamo maggiormente è la dinamica di un personaggio in un determinato episodio, ciò che veniamo a sapere sul suo conto. La mitologia è la ciliegina sulla torta. Ma la gente sembra non parlare di altro, ci fanno sempre domande in merito.

DL: Troviamo anche che i forum possano essere davvero velenosi. Nessuno va sui forum per dire: “Wow! Fantastico!”. Di solito la gente va sui forum a cercare il pelo nell’uovo: “Oh, non capisco come sia possibile che Michael abbia lasciato l’Isola, sia tornato a New York, abbia scaricato Walt e sia stato indottrinato da Mr Friendly tutto in un mese.” Be’, io non capisco come sia possibile che [in 24] ci sia un colpo di stato nella Stanza Ovale, la figlia di Jack sia rapita, ci sia un attacco nucleare a Van Nuys e non sia nemmeno l’ora di pranzo. Ma si tratta di televisione. La realtà è che nei forum la gente dice “Me lo aspettavo”, o “Penoso” o “Non posso credere che lo stiano facendo un’altra volta”…Io ero uno di loro, li conosco, perciò cerco di evitarli. [Ride]

Però ci troviamo tutto quello che si dice sullo show. Durante la terza stagione, dopo la pausa, la sensazione era molto diversa rispetto a ora, in termini di come il pubblico rispondeva agli episodi. Se il pubblico apprezza lo show, io e Carlton veniamo fermati negli studi della Disney da uno della sicurezza che ci dice: “Quest’anno lo show mi piace da matti! Che cos’è il mostro?”. Se il pubblico non apprezza lo show, questo non succede. Perciò tendiamo a farci un’idea di cosa pensano gli spettatori. E di cosa pensa la critica. Il giorno dopo che va in onda un ottimo episodio, riceviamo un sacco di email dai nostri contatti. Penso che io e Carlton non abbiamo mai ricevuto tante email come dopo “The Constant”. Ci rendiamo conto che l’episodio è davvero arrivato al pubblico.

AVC: Il grande interesse dei fan può interferire sul modo in cui lo show viene visto? Per esempio, tra le indiscrezioni dal set e le conversazioni nei vari forum i fan avevano previsto che l’uomo di Ben sulla nave fosse il personaggio di Harold Perrineau, Michael, e quando lo show ha dato loro ragione, in molti sono rimasti delusi dall’assenza di un colpo di scena.

DL: Be’, abbiamo detto che avremmo fatto tornare Harold di fronte a 4000 dei nostri fan più accaniti, al Comic-Con di San Diego. Perciò la comunità ha avuto un’indicazione piuttosto precisa. Poi hanno visto il suo nome nei titoli di testa dell’episodio in cui Ben dice: “Ho un uomo su quella barca”. Non ci lamentiamo del fatto che la gente se lo aspettasse. Noi volevamo che ve lo aspettaste! Allora perché vi lamentate del fatto che non fosse una grande sorpresa? I fan volevano che lo tenessimo nascosto, ma cosa sarebbe successo se non avessimo portato Harold con noi al Comic-Con? Sarebbe successo che qualcuno lo avrebbe visto alle Hawaii, altri avrebbero scoperto che aveva concluso un accordo per tornare nello show, e alla fine avremmo perso il controllo sulla fuga d’informazioni. In pratica le cose sarebbero andate nello stesso modo.

CC: Penso anche che sia gratificante per il pubblico l’idea di non essere sempre all’oscuro di tutto. Nello show ci sono misteri che speriamo la gente scopra da sola, e che magari si tolga la soddisfazione di dire, “Aha! Sapevo che il tizio sulla barca era Michael!” Ma ci sono volte in cui abbiamo in serbo delle vere sorprese, come Michael che spara a Libby e Ana-Lucia, dove ci facciamo in quattro affinché nessuno se lo aspetti, in modo che sia una sorpresa per tutti. Mescoliamo deliberatamente il grado di difficoltà delle varie soluzioni del puzzle.

AVC: Parlando dei vostri piani per lo show, quanto sono dettagliati da qui alla fine della serie?

CC: L’evento più significativo e liberatorio, per noi, è stato avere una data per la fine dello show, negoziata con gli studios e il network. Prima, io e Damon non sapevamo se la mitologia che avevamo creato ci avrebbe accompagnato per due o sei stagioni, ed era difficile pianificare qualcosa. Ma dopo aver stabilito un numero di episodi siamo stati in grado di farlo. Una volta che avremo finito di scrivere il finale, faremo una specie di ritiro per discutere la quinta stagione. Facciamo qualcosa del genere ogni anno, ma visto che ci stiamo avvicinando alla fine, il campo sulla quinta stagione comprenderà la discussione di ciò che accadrà nella sesta stagione.

AVC: Sapete entrambi cosa succederà?

DL: Vuoi sapere se sappiamo come finirà lo show? Sì, lo sappiamo da tempo. Però non potremmo darti lo script dell’ultima puntata, perché ci sono oscillazioni di mercato di cui nemmeno noi siamo a conoscenza in questo momento. Alcuni personaggi su cui vorremmo scrivere di più prima o poi ci lasceranno. Ne arriveranno di nuovi, e si metteranno in luce in modi inaspettati. La natura dell’ultimo episodio verte principalmente su quali saranno le ultime tre o quattro scene, e ci lavoriamo in modo costante da tempo.

AVC: È possibile che a un certo punto Lost abbandoni flashforward, flashback, misteri e complicate dinamiche tra personaggi per diventare uno show d’avventura piuttosto diretto, in modo da puntare dritto al gran finale?

CC: I misteri non verranno mai abbandonati. Fondamentalmente Lost è uno show sul mistero, e senza di esso verrebbe privato della sua essenza. Per quanto riguarda il modo in cui racconteremo la storia, la questione è in divenire. Quest’anno è aumentato il livello di difficoltà, come ha detto Damon. Prima i tasselli del mosaico venivano suddivisi in un semplice prima e dopo. Ora ci sono passato, presente e futuro. Ma ciò che sono passato, presente e futuro dipende da qual è il tuo punto di vista. L’unica regola che seguiamo al momento è non avere alcuna regola. Racconteremo il resto della storia nel modo che riterremo più avvincente dal punto di vista narrativo.

AVC: È corretto pensare a Lost come a un grande storia, simile a un romanzo, piuttosto che a una serie di episodi?

DL: Io credo sia entrambe le cose. Alla fine lo show avrà il valore di un romanzo. Sullo scaffale avrete un cofanetto, oppure gli episodi saranno sul vostro hard drive, e potrete prendere un episodio e guardarlo quando volete. È il modo in cui la gente legge i libri. Di base potrete gustarvi tutti i 122 episodi in una maratona di una settimana, oppure potrete guardarne uno a sera, o quando vi pare. In pratica lo show sarà così. Il modo in cui guardate lo show adesso è unico. Sapete che ci sarà un season finale il 22 Maggio, e sapete che dopo dovrete aspettare la fine del Gennaio 2009 per vedere il prossimo episodio, mentre fra tre o quattro anni la gente che guarderà lo show per la prima volta dovrà aspettare un giorno, o forse un minuto, prima di decidere se infilare o meno nel lettore il DVD successivo. È come Harry Potter. Oggi esistono sette libri, ma mentre li leggevamo, fra uno e l’altro, dovevamo aspettare due anni e mezzo. Noi scriviamo lo show cercando di rispettare il gusto del nostro tempo. Dobbiamo scrivere dei finali avvincenti che convincano gli spettatori a seguirci anche la stagione successiva. Ma allo stesso tempo la sovrastruttura che vuole ogni stagione “come un libro” è quella che abbiamo sempre avuto in mente, e ogni episodio è un capitolo di quel libro. Mi pare la metafora più adeguata.

AVC: Tornando alle oscillazioni di mercato e al modo in cui potrebbero condizionare i personaggi, Fisher Stevens e Zoe Bell torneranno?

CC: Preferiremmo non rispondere a questa domanda.

AVC: Proviamo con questa: i “tailies”, specie Eko, Ana-Lucia e Libby, sono sempre stati carne da macello? Oppure, inizialmente, avevate in serbo altro per loro?

DL: Il contratto con Michelle Rodriguez è sempre stato di una sola stagione. Poi, quando è arrivato il momento in cui Michael l’avrebbe uccisa, abbiamo pensato che se avessimo ucciso anche Libby sarebbe stato un uno-due da brivido. Ana-Lucia ha sempre suscitato sentimenti contrastanti nel pubblico, mentre Libby era amata quasi da tutti. Quindi, per rendere l’azione di Michael il più atroce possibile, Libby è stata sacrificata. Eko…in quella stagione ci sono stati problemi contrattuali con l’attore, e sebbene avessimo dei piani per il personaggio ben oltre la terza stagione, nell’ottica della produzione dello show, le cose non sono potute andare in porto.

AVC: In uno show ben organizzato come il vostro, come fate in questi casi? Spostate dei pezzi della storia di Eko su un altro personaggio? Oppure muiono con lui?

CC: Gli show televisivi non si fanno in teoria. Si fanno in pratica, nel mondo reale, e il mondo reale è complicato dal fatto che devi coordinare i tuoi piani creativi con più di cento persone. Nel caso di Adewale [Akinnuoye-Agbaje, l’attore che interpretava Mr. Eko], lui voleva tornare a Londra. Se vai alla Hawaii, o le ami o ti viene il “mal d’Isola,” come nel caso di Adewale. Non era felice di stare alle Hawaii, e lo abbiamo accontentato. Abbiamo fatto delle modifiche. Puoi stabilire solo fino a un certo punto come dev’essere lo show, perchè devi anche stare attento a come lo show medesimo vuole essere. A volte scrviamo per attori che hanno un grande successo, come Michael Emerson, e ci ritroviamo ad utilizzarli molto più di quanto non avessimo pianificato. Altri, come Mr. Eko, dovevano avere una portata maggiore, ma a livello pratico non è stato possibile.

DL: Abbiamo tempo per un’altra domanda.

AVC: Proviamo con una doppia? A) Durante il vostro rapporto di lavoro c’è mai stato un forte disaccordo per la piega che avrebbe dovuto prendere lo show? E b) Ci sono elementi della storia su cui avete avuto dei ripensamenti?

CC: Vuoi la A o la B?

DL: Mi sembra che della B se ne sia parlato fino alla nausea, ma la prendo io. Per quanto suoni male, non ci siamo pentiti di nulla. Sebbene riconosciamo di aver fatto grossi errori, la realtà è che dietro di essi ci sono sempre state le migliori intenzioni. Nikki e Paulo, o i nove episodi in cui i personaggi sono rimasti chiusi in gabbia – sono scelte che abbiamo fatto col cuore. Per Nikki e Paulo ci sentivamo dire: “Che cosa fanno gli altri 30 superstiti sull’Isola? Perché non si danno all’avventura?”. E noi: “È un’obiezione ragionevole, vediamo se riusciamo a farli entrare nello show”. Poi non ha funzionato, ma non ci pentiamo di averlo fatto, altrimenti i fan si lamenterebbero ancora [dei personaggi di fondo]. In fondo anche noi ci eravamo posti la questione.

Per quanto riguarda i personaggi in gabbia, ci è stato fatto notare che quando stavamo scrivendo quella parte, in pratica, stavamo trattando la fine dello show. Eravamo noi che ci sentivamo in gabbia. E la storia non poteva andare avanti se prima non si stabiliva che sarebbe arrivata da qualche parte. Ecco perché nella seconda parte della terza stagione è sembrato che stessimo iniziando a rispondere ad alcune domande, che stessimo andando avanti, con l’introduzione di Cooper, con Locke e Sawyer che scoprivano il comune legame nei suoi confronti, e via dicendo. Quella parte rappresenta noi che risciamo ad andare avanti, piuttosto che trovare un nuovo modo per restare ancorati. Non ci pentiamo di aver scritto la parte in cui sono tutti in gabbia. Era necessario. Devi commettere degli errori per riuscire a fare le cose nel modo giusto.

CC: Sai, noi abbiamo sempre provato a superare il limite, e quando ci provi e arrrivi vicino alla barriera del suono, l’aereo inizia a tremare, e a volte si spezza. A volte però sfreccia via, e se superi la velocità del suono è davvero elettrizzante. Ci proviamo sempre, ma a volte non ci riusciamo. Ma se non lo facessimo il pubblico si arrabbierebbe parecchio.

Per quanto riguarda la prima domanda, una delle cose migliori dello show è il modo in cui collaboriamo. Siamo d’accordo praticamente su tutto. A volte, quando non lo siamo, scegliamo di fare come dice chi è più convinto. Siamo sempre d’accordo sul fatto che se uno dei due è più convinto, l’altro deve arrendersi. Ma succede davvero di rado.

DL: Io e Carlton non scriviamo lo show da soli. Ci sono sei o sette individui pieni di talento che passano con noi ore e ore a scrivere in studio. Il fatto è che nessuno può avanzare pretese su un’idea, perchè alla fine si ascoltano tutte le idee e si sceglie la migliore. Carlton ha sempre detto, e ritengo abbia ragione, che noi cerchiamo di scrivere uno show che piaccia a noi. E la ragione per cui lavoriamo così bene insieme è che ci piacciono le stesse cose. Non siamo mai arrivati al punto in cui qualcuno abbozza un’idea che ritiene splendida e gli altri dicono: “No, non ci piace”. Remiamo tutti nella stessa direzione.


Responses

  1. che belllllllooooooooooo :-) voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby voglio la storia di Libby

  2. GENIALI


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